RIVOLUZIONE DIGITALE E CUCINA TRADIZIONALE

Il menu non sarà più lo stesso, lo si consulterà sullo smartphone, facciamocene una ragione.

La ristorazione post covid ha subito una repentina frenata e, in una Italia legata a ritmi blandi e soluzioni caserecce, il distanziamento sociale suona quasi come una sconfitta per un mondo sospeso tra borghi scoscesi, paesaggi suggestivi, opere di inestimabile bellezza, spiagge baciate dal sole e inerpicati scogli.

Ma vincere la diffidenza dei nostri ristoratori non è facile: innovazione, per molti, suona quasi come un ossimoro se la si associa al termine tradizione.

La cucina vive delle sue armonie millenarie cadenzate dal perseverare del tempo. Il rapporto con la clientela si inserisce in una ritualità dell’accoglienza scandita dai volti sorridenti e dalla fugacità dei pasti. La tecnologia irrompe come una lama affilata e scardina i luoghi e le alchimie, velocizzando i ritmi e riportandoli in un mondo reale e frenetico.

Ed in questo pianeta globalizzato e digitale, la tecnologia funge da trait d’union tra la impazienza dei millenials e la placidità degli anziani, tra il rimbrottare lento del sugo sul fuoco e la irrequieta celerità di un panino.

Vincere le resistenze significa comprendere gli ingranaggi di un’innovazione strabordante e pensare che questo tumulto tecnologico sia solo un evento eccezionale, non permette ai ristoratori di utilizzare la chiave di lettura giusta della rivoluzione culturale in atto. Il menu non sarà più lo stesso, lo si consulterà sullo smartphone, facciamocene una ragione. L’accoglienza sì, quella è la pietanza migliore di una Italia ospitale.

Giovanni Petilli

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